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29.04.2016
Impariamo a giocare
Vivere è scegliere. Scegliere è agire. Avere un cane sicuro di sé che si muove a suo agio nel mondo ed è in grado di operare scelte in autonomia è l’aspirazione di ogni proprietario.

Impariamo a giocare



Vivere è scegliere. Scegliere è agire. Avere un cane sicuro di sé che si muove a suo agio nel mondo ed è in grado di operare scelte in autonomia è l’aspirazione di ogni proprietario: è meravigliosa l’esperienza di condividere la propria vita con un cane giovane, e veder crescere in lui la consapevolezza degli strumenti che gli abbiamo reso disponibili e la padronanza sempre maggiore con cui via via si muove nel mondo, sempre più autoefficace, sempre più gratificato.

Come fare per raggiungere questo obiettivo? Come fare per crescere il nostro cane sicuro di sé?

Occorre scegliere le attività più idonee al soggetto. Tali attività vanno definite secondo alcuni criteri. Occorrerà dunque osservare il nostro cane e individuare i suoi interessi e orientamenti prevalenti. Dobbiamo accorgerci delle sue motivazioni, cioè dei suoi interessi e orientamenti.

Le motivazioni ci dicono che cosa il cane è portato a fare e quali target sceglie nella complessità degli oggetti presenti nella realtà esterna; ci parlano del suo profilo proattivo, ossia cosa lui propone di prevalenza rispetto all’orizzonte di possibilità.

Sappiamo che i cani hanno una serie di motivazioni di specie, come la predatoria, l’esplorativa, la territoriale.

D’altro canto, le diverse razze si caratterizzano non solo per la capacità di sostenere particolari attività (attitudini) ma altresì per il fatto di essere portate a fare cose differenti (vocazioni). Fin da cucciolo, un border collie, un rottweiler e un labrador faranno proposte ludiche differenti: il primo tenderà a rincorrere gli oggetti in movimento cioè a fare giochi predatori, il secondo a mettere in atto giochi competitivi come il tira-molla, il terzo a fare giochi collaborativi come il riporto.

Questo perché già di partenza presentano assetti motivazionali differenti.

Il gioco è sicuramente la base di ogni apprendimento, ma richiede regole e coerenza nella loro applicazione. In altre parole, bisogna disciplinare le vocazioni.

Se nel caso dei cani da lavoro, la stessa attività lavorativa costruisce una serie di circostanze regolamentanti, nell’attività di gioco è il proprietario a dovere preoccuparsi di fornire al cane dando un target preciso, un contesto specifico e uno stile espressivo alle motivazioni prevalenti.

Questa impostazione del gioco è fondamentale durante l’età evolutiva del cane, poiché evita le generalizzazioni e il rischio di sviluppare derive comportamentali: se le vocazioni vengono assecondate in modo generale, per esempio nel caso di un border che corre dietro a tutto ciò che si muove o un rottweiler che prende e strappa ogni cosa, esse diventeranno delle manie e non potranno svilupparsi e crescere come doti.

Inoltre, è necessario prestare attenzione al modo in cui il cane risponde alle situazioni, fare attenzione al suo profilo reattivo.

Se vogliamo che il nostro cane stia bene, occorre che viva le varie esperienze con una prevalenza di emozioni positive (la sicurezza, la festosità, lo stupore). Preoccupiamoci di limitare in lui l’insorgenza delle emozioni negative (la paura, la tristezza e l’allerta). In tal modo, il cucciolo svilupperà un carattere aperto e fiducioso, maggiormente portato al gioco, all’interazione e all’adattamento alle situazioni nuove.


Roberto Marchesini
Direttore di Siua, Scuola di Interazione Uomo-Animale
www.siua.it
email: estero@siua.it