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01.09.2015
Un’esperienza di libertà
Stamattina mi è stato inviato un filmato relativo alle primissime esplorazioni di un gatto di 5 anni, alle prese, per la prima volta in vita sua, con la Natura e la ricca complessità mondo esterno.

Un’esperienza di libertà

Stamattina mi è stato inviato un filmato relativo alle primissime esplorazioni di un gatto di 5 anni, alle prese, per la prima volta in vita sua, con la Natura e la ricca complessità mondo esterno.

Sono immagini che mi emozionano sempre molto ma so già che ancor più emozionanti saranno i periodi successivi, fatti di graduali scoperte da parte del micio che, via via, entrerà in contatto con nuove forme, nuovi odori, nuove superfici, nuove sensazioni che andranno ad arricchire e rinvigorire tutto il suo sistema emozionale e cognitivo, aprendolo a nuove immagini di mondo. 

Eppure, a ben pensarci, sarebbe più corretto parlare di ri-scoperte. Anche i gatti meno esperti di esplorazioni all’esterno, infatti, sono incredibilmente capaci, ciascuno con i propri tempi, di recuperare familiarità e consapevolezza di come muoversi all’aperto. È come se riuscissero a recuperare una sorta di “memoria storica” - che la scienza chiama memoria “filogenetica”, ovvero legata all’evoluzione della specie -, relativa ai genitori, ai nonni, ai più lontani antenati, in grado di suggerire loro cosa fare, anche se hanno trascorso anni tra letti e divani o, a volte, persino in qualche recinto di rifugio. Questo fenomeno somiglia molto a quello restituito da una gatta impegnata nel suo primo parto: anche se non c’è nessuno a “dirle” cosa deve fare, ogni mamma gatta sa esattamente che scelte operare, con quali tempi e in quali modi. È un’emozione sempre fortissima vederla agire con tale decisione, una chiara dimostrazione che ci sono cose che gli animali sanno, che non imparano da nessuno e che a volte superano le nostre presunte conoscenze su di loro.

Un gatto che conosce l’esterno da adulto, tuttavia, ha bisogno di fare le sue esperienze con gradualità. Non si pensi che sia sufficiente aprire la porta del giardino e lui schizzerà fuori perdendosi nella macchia. Tutt’altro: i gatti sono animali estremamente guardinghi e conservatori, soprattutto se si tratta della loro incolumità. Hanno bisogno di esplorare lentamente e gradualmente un ambiente nuovo, anche se si tratta di un rigoglioso giardino pieno di piante e alberi interessanti. È più probabile che un micio alle prime armi osservi a lungo ed esplori timidamente la zona attorno alla porta di casa (a volte si tratta di pochi metri), pronto a rientrare velocemente appena qualche rumore o imprevisto lo dovesse mettere in allarme. 

Solo successivamente proverà ad allargare il suo raggio di esplorazione e, comunque, senza mai perdere di vista l’ingresso all’abitazione che resterà il suo punto di riferimento per tornare al sicuro.

Sedersi in un angolo del giardino ed osservare i piccoli grandi progressi conseguiti da un gatto che sta recuperando il contatto con la sua parte più selvaggia e naturale attraverso l’immersione nella Natura è un’esperienza meravigliosa anche da assistere. Non serve parlare, non servono strumenti e non serve nemmeno intervenire continuamente sulle sue scelte: anzi, più gli si lascia libertà di azione, più si apprezza quanto pensiero, quanta riflessione, quanta ricchezza emotiva e cognitiva c’è in quella testolina che lentamente porta il suo naso da un filo d’erba ad un altro, da una corteccia ad una foglia caduta, da un pertugio fra i sassi al fruscio di un uccello su un ramo. 

Concedetevi questa esperienza di libertà: un gatto che recupera il contatto con la Natura diventa un invito anche per noi a lasciare il grigiore delle nostre postazioni informatizzate e riappropriarci della gioia dei colori, delle 

stagioni, dell’aria fresca, dell’erba sotto i nostri piedi. Nudi da scarpe, magari. E magari seduti per terra, senza timore di sporcarci (anzi, volendoci sporcare!) mentre il calore riscalda la pelle e una brezza gioca con i nostri ciuffi più ribelli che non legheremo con alcun arnese. E alle nostre spalle parte un canto di passerotto o di fringuello, a ricordarci che non siamo soli mai e che nessun giardino è realmente deserto come può apparire a due occhi disattenti.


Dott.ssa Sonia Campa

http://www.pet-ethology.it/