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22.11.2015
Un micio arriva in famiglia
La scena, bisogna ammetterlo, è di quelle che farebbero tenerezza anche ai cuori più indomiti....

Un micio arriva in famiglia



La scena, bisogna ammetterlo, è di quelle che farebbero tenerezza anche ai cuori più indomiti: qualcuno avvicina
ad una bimba o ad una donna un bel pacco con un enorme fiocco rosso, il coperchio viene sollevato e dalla scatola spuntano gli enormi occhioni di un gattino pezzato, con un bellissimo collarino attorno al collo, che miagola forte e si getta nelle braccia di chi lo guarda ammirato, in cerca di protezione, mentre tutti attorno si lasciano andare ad un intenerito “ohhhhhh”. 

Accogliere una vita nella propria è un gesto meritevole di una sacralità di gesti e di intenzioni da non potersi barattare con niente altro. Far entrare nella propria esistenza un micio significa fare una riflessione profonda sia su aspetti pratici (lo spazio e il tempo da dedicare, a chi affidarlo in caso di assenza, la disponibilità economica per curarlo e sfamarlo come merita), sia su aspetti personali.

Significa (o dovrebbe significare) sentirsi pronti ad aprirsi, a donarsi, a mettere in gioco alcune parti di sé per lasciar spazio al dialogo con una creatura che avrà bisogno di ascolto, di cure, di comprensione e di tempo di qualità. Non è possibile pensare di accogliere un gatto in casa come si accoglierebbe un maglione nuovo o una abat-jour perché quel che il gatto richiederà sarà una dedizione personale, intima e soprattutto emozionale. Insomma, bisogna essere “pronti” e bisogna “volerlo”. 

Questi passaggi psicologici nella scelta di adottare un gatto corrispondono a vere e proprie assunzioni di responsabilità con se stessi e con l’altro e sono importantissimi per gettare le basi di una relazione in cui si abbia una reale voglia di costruire qualcosa di duraturo con un individuo così diverso da noi e portatore di bisogni tanto peculiari. Al contrario, regalare un gattino è un po’ come indurre una persona a scavalcare questi passaggi, questa analisi di sé e della propria disponibilità emotiva.

Il rischio è che l’adozione non venga mai vissuta come completamente propria, realmente voluta, il che a lungo andare può tradursi in una vera e propria disaffezione verso l’ignaro gatto, soprattutto se - come accade in qualunque relazione - presto o tardi intervengono piccoli problemi di convivenza.

Non c’è nulla di male ad ammetterlo: è difficile amare o stringere una sincera amicizia con qualcuno che ci viene imposto di frequentare ed esserne consapevoli è il modo migliore per evitare l’errore. 
Ritengo che persino il momento della scelta sia fondamentale per gettare le basi di una relazione sentita. Che si tratti di un gattino incontrato casualmente per strada e portato a casa, scelto tra decine in un gattile o in una nidiata casalinga, quella “molla” interiore che scatta nel momento in cui il nostro sguardo incontra il gatto “giusto” è fondamentale. Perché quella molla non scatta mai a caso, parla di noi, di quello che siamo e anticipa già cosa saremo in grado di mettere in gioco nella relazione. È la prima spinta emozionale verso una creatura a cui bisognerà donarsi e va vissuta pienamente in prima persona.

Regalare un essere vivente, oltre che essere discutibile su un piano etico perché lo si accomuna ad un oggetto, non permette al ricevente di maturare queste prime esperienze costruttive della profondità della futura relazione. 
 Come uscirne allora? Se davvero amate una persona che adora gli animali e vorreste fargli o farle un regalo attinente, scegliete un bel libro sul comportamento - c’è sempre tanto da imparare e non contano gli anni di esperienza! -, un oggetto d’arredo a tema o il DVD di un bel documentario. E se proprio preferireste andare sul “carne ed ossa”, sono moltissimi i rifugi che offrono la possibilità di regalare un’adozione a distanza, un gesto che sosterrà la cura di un gatto senza casa e a cui potrete dare, effettivamente, un volto, un nome e persino andarlo a trovare insieme alla persona cara.

Dott.ssa Sonia Campa
http://www.pet-ethology.it/